Scrivere meno, scrivere bene

Set 6, 2026

Sara Perniola

Sara Perniola

SEO & AI Search Consultant e Copywriter IT/EN

Aiuto brand mindful e design-driven a farsi trovare, capire e scegliere

 

Perché nell’era dell’AI i contenuti migliori nascono dall’identità di un brand

I contenuti servono sempre meno ad intercettare keyword e sempre di più a essere scelti come risposta dalle AI.

Devi essere una fonte rilevante ed autorevole, per essere considerato. E avere un’identità riconoscibile, per riuscirci.

Le AI devono comprendere chi sei.

Cosa fai? Cosa ti differenzia dalla concorrenza? Chi sono i tuoi clienti?

E devono trovare altrove segnali di autorevolezza del brand per “fidarsi” di te.

Le persone ti citano sui social, su Reddit, su riviste e blog? Ti seguono su YouTube, TikTok, podcast? Ti cercano direttamente sui motori di ricerca?

Nel 2026 il SEO copywriter passa per l’identità del brand.

I. Scrivere meno — il coraggio di scegliere cosa dire

I contenuti devono essere specifici.

Cosa vale la pena di scrivere? Cosa contribuisce alla comprensione del brand?

“Quale modello mentale coerente vorrei che le persone e i sistemi di ricerca costruissero quando lo incontrano?”, mi chiedo prima di scrivere.

Non tutte le keyword meritano un articolo. Non tutte le conversazioni appartengono al tuo brand.

Un family hotel in Trentino potrebbe quindi scrivere di gite al MUSE, trekking in montagna con il passeggino e dolci tirolesi da scoprire; un hotel romantico, decantare tramonti in riva al mare, esperienze di spa, gite in motoscafo con prosecco o spritz.

Non, invece, argomenti generici come “cosa visitare in Trentino” e “perché scegliere le spiagge della Liguria”.

“Owning a territory rather than covering everything”, scrive Brainlabsdigital.

Non tutto merita di essere scritto.

II. Scrivere meglio — avere qualcosa di proprio da dire

I contenuti devono essere originali.

C’era una volta un web in cui i contenuti ben ottimizzati, corretti e intercambiabili potevano comunque ottenere visibilità e clic. Oggi non più.

L’asticella si è alzata. Quando con le AI tutti possono scrivere tutto di tutto, non conta chi pubblica di più ma chi pubblica qualcosa che gli altri non possono pubblicare.

Non significa necessariamente possedere un dato che nessun altro possiede; anche la propria interpretazione delle informazioni aggiunge qualcosa: puoi partire da qualcosa di già conosciuto e guardarlo attraverso la tua esperienza, il tuo pubblico o il tuo modo di vedere le cose. Questo soprattutto nelle ricerche conversazionali, quando il tuo pubblico chiede consigli, confronti e valutazioni adatti alla propria situazione.

L’esperienza di un family hotel in Trentino, per esempio, potrebbe diventare articoli originali come: “L’età dei bambini migliore per visitare il MUSE, secondo i nostri clienti”, “Le tre camminate che consigliamo alle famiglie con bambini di 3-6 anni. E quella che eviteremmo con il passeggino” oppure “I dolci tirolesi da non perdere, e dove trovarli vicino al nostro albergo”.

L’hotel romantico della Liguria potrebbe invece raccontare: “Le gite in motoscafo e in barca che le coppie che soggiornano da noi amano di più”.

Tutti esempi di contenuti che non contengono solo informazioni, ma fanno capire qualcosa anche del brand che li racconta.

Spiega bene Seoleader: “Non conta quanto scrivi bene, ma quanto di ciò che scrivi non esisteva prima.”

Così, scrivere “Cos’è X” è ormai un invito all’oblio.

Per emergere occorrono:

  • visione editoriale
  • dati proprietari
  • esperienza diretta
  • case study
  • interviste
  • insight originali
  • una propria interpretazione

“Build around what only you can say”, dice Shelley Walsh nel Search Engine Journal.

Chiediti, prima di scrivere: “Se eliminassi il nome del tuo brand o il tuo nome, questo contenuto potrebbe essere pubblicato identico su un altro sito?”.

La risposta è sì?

“Brucialo”.

III. Scrivere per restare — trasformare il contenuto in memoria

I contenuti devono essere memorabili.

Non basta scrivere informazioni originali, qualcosa deve rimanere quando la pagina si chiude.

  • una metafora
  • una frase
  • un’immagine mentale
  • un modo di guardare il problema
  • una storia
  • un tono riconoscibile
  • un’emozione
  • un’associazione con il brand

Se hai una forte identità di brand, qualcosa rimane più facilmente.

Comunichi in modo più efficace e puoi creare connessioni più profonde con il tuo pubblico, abbassando il rumore per catturare la loro attenzione e far emergere ciò che conta.

Con parole che risuonano emozionalmente e che attraverso lo storytelling arrivano davvero alle persone. Con parole non promozionali, non generiche o impersonali, che costruiscono esperienze, percezioni, mondi. Con il ritmo che ti immerge nella storia e ne facilita la lettura.

Quando le persone si ricordano di te, ti seguono, tornano sul tuo sito e ti contattano quando il bisogno emerge.

“Un testo che converte non spaventa e non lascia indifferenti.
Ti invita a rimanere.
Ti fa dimenticare il tuo feed di Instagram, Taylor Swift o il tuo prossimo spritz sul lago.

Ti immerge nella storia del brand.

E qualcosa resta.

Una frase, una parola o un’immagine”, scrivevo nel mio articolo sulle conversioni.

Non si tratta soltanto di produrre più contenuti, o contenuti migliori. Si tratta di usare ogni contenuto per rendere più comprensibile, riconoscibile e memorabile l’identità che lo ha prodotto.

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Sara Perniola
SEO & AI Search Consultant e Copywriter IT/EN

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